Indice 6-10

VOLUME 2

" Anche se non siamo in grado di glorificarti in modo adeguato, proviamo un piacere trascendentale nel lodare le tue attività. Cercheremo di cantare le tue glorie secondo le istruzioni che abbiamo ricevuto da grandi autorità, saggi e studiosi. Ma tutto ciò che diremo sarà comunque e sempre inadeguato e insignificante."

Srimad Bhagavatam 4.16. 3

I Recitatori di professione glorificano il re Prithu.


1

   Srila Prabhupada educava i suoi discepoli incoraggiandoli costantemente, ma tavolta insegnava loro ad essere umili, riportandoli velocemente a una maggiore coscienza di sè. Molti devoti hanno dato testimonianza di questi momenti, tavolta brevi, ma molto potenti, con Srila Prabhupada.

   Un giorno, durante una passeggiata a Juhu beach con Srila Prabhupada, Giriraja stava parlando della propria opera di predica con i giornalisti.

  "Sì, sei davvero un ottimo elemento nel campo delle relazioni pubbliche," disse Srila Prabhupada, e a queste parole Giriraja sì senti travolgere dalla felicità. Qualche minuto dopo, però, il discorso si spostò sull'umiltà. Giriraja disse che talvolta aveva la sensazione di non star facendo nulla per Krishna e per il Movimento per la Coscienza di Krishna.

  "E' un bene," disse Prabhupada. "Questo significa essere umili."

   "Ma talvolta," disse ancora Giriraja, "questa sensazione mi manda in maya."

   Srila Prabhupada si fermò improvvisamente è fissò in faccia il suo discepolo.

   "Ti MANDA in maya?" esclamò Prabhupada. "Tu sei SEMPRE in maya!"

   Giriraja fu colpito da queste parole con tanta forza che immediatamente offrì i suoi omaggi a Srila Prabhupada. Improvvisamente, si era reso conto della sua vera posizione, e aveva intravisto la posizione di Srila Prabhupada come suo maestro spirituale.

   Un'altra volta, Nava-yogendra ricevette una dose della stessa medicina. Stava cantando i giri, e Srila Prabhupada, che era nella stanza con lui, gli fece notare che il sacchettino del suo japa appoggiava sul pavimento.

   "No, Prabhupada, e sul mio chadar," disse Nava-yogendra.

   "Ma tu su quel chadar ci cammini," disse Prabhupada. "Non hai rispetto per il tuo japa?" Nava-yogendra accettò la critica, ma si fece coraggio e cominciò a recitare il mantra ad alta voce. Allora Prabhupada gli disse, "Non cantare così forte." Nava-yogendra abbassò la voce, ma Prabhupada disse ancora, "Quando canti il mantra non dovresti disturbare il maestro spirituale."

   Un mattino, durante una passeggiata per i campi intorno al Bhaktivedanta Manor, in Inghilterra, Rohini-nandana dasa -nel suo primo incontro a quattr'occhi con Srila Prabhupada- ricevette un trattamento simile. Prabhupada stava percorrendo insieme ai suoi devoti il tortuoso sentiero di campagna quando si imbattè in un cartello che diceva, "Mostra di orticultura". Prabhupada indicò il cartello con il suo bastone da passeggio, e chiese, "Cosa significa orticultura?" I devoti si fermano, ma nessuno aprì bocca, finché dal fondo del gruppo si fece sentire Rohini-nandana.

"   Srila Prabhupada," disse, "penso che voglia dire frutta e fiori e verdura che vengono coltivati." Prabhupada si girò di scatto, e fissò Rohini-nandana.

   "TU PENSI? Non lo sai? Pensi?" Imbarazzato, Rohini-nandana abbassò la testa e rimase senza parole, mentre tutti gli altri si facevano intorno, guardando ora Rohini-nandana ora Prabhupada. Prabhupada battè a terra il suo bastone e ripetè,

   "TU PENSI? Non lo sai?" Rohini-nandana non prese alla leggera quel rimprovero; sentiva che tutto l'orgoglio di una vita basata sul, "io penso" era stato polverizzato da Prabhupada.


2

   Molti devoti hanno visto Srila Prabhupada scacciare cani grossi e piccoli alzando il bastone ed esclamando, "Hut!" Mentre stava viaggiando con Prabhupada, Nanda Kumara lo vide comportarsi in questo modo in una situazione pericolosa, e più tardi ebbe l'occasione di sperimentare personalmente quella tecnica.

   Prabhupada stava camminando con i devoti sulla spiaggia in California, quando un grosso Doberman si avvicinò a loro, abbaiando e mostrando i denti. Prabhupada continuò a camminare tranquillamente, ma Nanda Kumara si fermò tutto teso a fronteggiare il cane. Questa sfida riuscì soltanto a provocare maggiormente la bestia, che cominciò a ringhiare più minacciosamente, finché Nanda Kumara si voltò e partì di corsa per raggiungere Prabhupada. Ma non appena si mise a correre, il Doberman balzò all'inseguimento, latrando come se volesse saltargli addosso. Ma prima che il cane li raggiungesse, Prabhupada si voltò di scatto. Accovacciandosi con le gambe leggermente allargate, alzò il bastone sopra la testa, e gridò, "Hut!", puoi rivolse al cane una specie di ruggito. A questo atteggiamento di Prabhupada il cane si voltò e tornò in fretta a casa.

   Qualche mese dopo Nanda Kumara, ripensando al metodo di Prabhupada, volle sperimentarlo su una grossa scimmia ha Jaipur. Srila Prabhupada era al tempio di Radha Govinda ha Jaipur, dove numerose scimmie perseguitavano lui e i devoti, rubando cibo e abiti. Quando i devoti cucinavano, queste scimmie si lasciavano cadere dagli alberi per portare via i ciapati dalla cucina. Prabhupada aveva consigliato ai devoti di mantenere un atteggiamento neutrale verso le marachelle delle scimmie. Una volta, però, mentre stava con gli altri devoti nella stanza di Prabhupada, Nanda Kumara sentì una scimmia che armeggiava con la porta della cucina. Gli venne in mente la tecnica che Prabhupada aveva usato sulla spiaggia con il grosso Doberman, e decise di provarlo sulla scimmia per insegnarle a non rubare. Dopo essersi allontanato tranquillamente dalla stanza, afferrò una mazza fuori dalla stanza di Prabhupada e s'incamminò verso una grossa scimmia che stava appunto aprendo la porta della cucina. Nanda Kumara sollevò la mazza sopra la testa, si accovacciò e mandò un ruggito. Ma ecco che la scimmia, dotata di bicipiti notevolmente robusti, rispose al ruggito, scoprì i denti e cominciò ad avvicinarsi. Nanda Kumara girò sui tacchi è tornò di corsa nella stanza di Prabhupada, sbattendo la porta dietro di sé. Prabhupada aveva osservato tutta la scena dalla finestra, e scoppiò a ridere. "Non conosci il sistema!"

   Nanda Kumara si sedette tutto imbarazzato: aveva cercato di imitare Prabhupada, e aveva fallito.

   "Prabhupada," disse Nanda Kumara, "tu hai una potenza speciale."


3

   Nel 1971, nella fase iniziale del progetto di Mayapur, Prabhupada s'incontrò con un gruppo di devoti progettisti per stendere i piani del primo edificio. Nei piani era prevista anche una residenza per Srila Prabhupada, e i devoti si sentivano particolarmente entusiasti nel parlarne: sarebbe stata una casa meravigliosa per il loro maestro spirituale. Anche Srila Prabhupada aveva approvato il fatto che l'abitazione del maestro spirituale avrebbe dovuto essere costruita persino prima del magnifico tempio di Radha Krishna. Un giorno, però, quando i devoti si presentarono a Prabhupada per parlare della sua abitazione, rimasero sorpresi di constatare che Prabhupada non mostrava alcun interesse per l'argomento.

   "Non ho bisogno di una casa," disse Prabhupada.

   I devoti ci rimasero male, "Ma questa casa è stata nei piani fin dal'inizio."

   Prabhupada ripetè, "Non voglio una casa."

   "Dovrai comunque vivere in qualche posto."

   "Vivrò in una semplice capanna."

   Questa conversazione lasciò i progettisti molto confusi su come costruire la città di Mayapur senza un edificio per Srila Prabhupada. Dopo aver discusso tra loro, compresero che il problema era dovuto al modo in cui avevano presentato la cosa a Prabhupada. Così tornarono da Prabhupada per provare di nuovo.

   "Srila Prabhupada, Mayapur è il centro del nostro Movimento, ed è qui che la gente deve imparare ad adorare il guru. Per questo motivo vogliamo mostrarti i piani della tua residenza. Così, con questo bel palazzo, tutta la sampradaya Vaisnava sarà onorata."

   "Si è vero." Ora Prabhupada era d'accordo, e il discorso sulla sua residenza potè continuare in modo positivo. Finché si discuteva se Prabhupada volesse un casa grande, egli non aveva mostrato molto entusiasmo. Ma quando il progetto era stato presentato come un servizio a Krishna, subito l'interesse di Prabhupada si era risvegliato.


4

   Srila Prabhupada aveva notato sintomi di prakrita-sahajiya -la tendenza a prendere alla leggera il servizio devozionale e a imitare le realizzazioni dei devoti più elevati- in uno dei suoi discepoli artisti, e volle metterlo subito in guardia su questo pericolo.

   Un giorno, a Vrindavana, l'artista portò a Prabhupada uno schizzo da approvare prima di iniziare un dipinto importante.

   Il primo commento di Srila Prabhupada fu, "Sono Siva e Parvati questi?"

   "No, Srila Prabhupada, sono Radha Krishna."

   "Sembrano troppo vecchi," disse Srila Prabhupada. "Non dovrebbero dimostrare più di 16 anni -nel fiore della gioventù."

   L'artista tornò al lavoro è rifece lo schizzo. Ma quando Prabhupada vide il nuovo schizzo, disse che la copia sembrava ancora troppo vecchia. Poi mostrò al suo discepolo una fotografia sul suo tavolo, che ritraeva le Divinità del tempio ISKCON a Calcutta, Radha Govinda, e disse, "Dovrebbero essere dipinti così. Krishna è un ragazzo molto tenero."

   Per la terza volta l'artista rifece lo schizzo e tornò a mostrarlo a Sila Prabhupada. Ma Srila Prabhupada era ancora poco convinto. Ma poiché non aveva esplicitamente detto di non realizzare il lavoro, l'artista pensò di essere stato autorizzato e cominciò a lavorare su una grande tela. Dopo diverse settimane di lavoro, portò il suo capolavoro davanti a Prabhupada. Il dipinto mostrava Radha e Krishna sull'altalena. Krishna era nell'atto di sollevare il velo di Radharani e contemplare il suo volto in un atteggiamento molto intimo, coniugale. Gli elementi più tradizionali di Radha e Krishna in piedi l'uno accanto all'altro, rappresentati negli schizzi preliminari dell'artista si erano trasformati in una scena che apparteneva più che altro alla fantasia dell'artista.

   "E' una speculazione," disse Srila Prabhupada. Nonostante tutti gli sforzi dell'artista, Srila Prabhupada non poteva tacere su una questione così importante e piena di responsabilità come il ritratto di Radha e Krishna. Ferito nell'orgoglio, l'artista si riprese il quadro e non volle chiedere cosa non andava o come doveva correggerlo.

   In un'altra occasione a Mayapur, Prabhupada mise in guardia lo stesso artista, dicendogli che la sua spontaneità non era autentica. Dipigendo i grandi affreschi tratti dalla Caitanya-caritamrita sui muri di cinta del centro ISKCON di Mayapur, l'artista aveva riprodotto un verso Bengali di sua creazione. Quando Srila Prabhupada lo notò per la prima volta, durante una passeggiata mattutina, ne rimase disturbato.

   "Non dovevi essere così impudente," disse. Il verso era una metafora in glorificazione di Sri Caitanya e Sri Nityananda. Prabhupada disse che il sentimento espresso non era cattivo, anche se il Bengali non era perfetto -ma la sua obiezione era un'altra: il suo discepolo aveva osato dipingere sul muro un proprio verso invece di uno di quelli lasciati dagli Acarya precedenti, come Narottama dasa Thakura. Srila Prabhupada menzionò l'incidente anche nella lezione del mattino sullo Srimad Bhagavatam. "Non speculate," disse. "La tendenza sahajiya consiste nel prendere tutto alla leggera. Non dovete comportarvi così," disse Srila Prabhupada, "altrimenti diventerebbe sahajiya e tutto sarà rovinato."


5

    Nel 1969 Prabhupada viveva a Los Angeles, e ricevette una lettera da un parente, che gli annunciava la morte di uno dei suoi fratelli. Prabhupada ricevette l'informazione in presenza di alcuni devoti e disse loro, "Questa lettera mi dice che mio fratello e morto. E' già morto un altro dei miei fratelli. Erano molto bravi, questi due fratelli. Volevano vivere a lungo, in buona salute, ma non si preoccupavano molto della coscienza di Krishna. Invece io e mia sorella.," rise sommessamente Prabhupada, "non eravamo interessati a vivere a lungo e in buona salute. Volevamo soltanto offrire qualche servizio, e quando Krishna avesse voluto, ci avrebbe preso. Ma ecco che i miei due fratelli sono entrambi morti, mentre io e mia sorella siamo ancora qui, vivi e in buona salute."

   Srila Prabhupada era molto affezionato al Signor Panilal Pithi, un amico di Hyderabad. Un giorno il Signor Pithi venne a Bombay, e passò a trovare Prabhupada senza averlo avvertito. Prabhupada si era appena messo a tavola, ma fu molto felice di vedere l'amico, e gli chiese di sedersi a pranzare con lui. Prabhupada disse alla sua cuoca, Palika, di preparare un pianto per il Signor Pithi. Palika fissò Prabhupada senza dir nulla, perché non aveva cibo a sufficienza per un'altra persona. Ma Prabhupada le restituì lo sguardo, e di nuovo le chiese di preparare un piatto in più. Palika entrò portando un piatto per il signor Pithi, con tutto quello che era riuscita a rimediare. Il signor Pithi si alzò per andare a lavarsi le mani in un'altra stanza, e non appena si fu allontanato, Srila Prabhupada, con l'espressione circospetta e furtiva di un bambino, prese la coppetta dello yogurt dal proprio piatto e la trasferì nel piatto del signor Pithi in tutta fretta, prima che potesse tornare.

   Subhaga, un discepolo di Prabhupada, racconta il suo primo incontro con il suo maestro spirituale. Prabhupada lo notò nella stanza del tempio, e gli chiese il suo nome. Subhaga rispose con qualche parola in Bengali.

   "Oh, tu sei Bengalese?" Disse Prabhupada. "Vieni nella mia stanza."

   Subhaga seguì Srila Prabhupada nella sua stanza. Là Prabhupada cominciò a cambiarsi d'ambito. Tenendo sempre il corpo coperto da una stoffa, si tolse il dhoti è indossò il gamcha per prepararsi al massaggio. Prabhupada continuò a parlare, chiedendo affettuosamente a Subhaga di parlargli della sua vita. Subhaga ebbe l'impressione di parlare con un caro parente, un nonno affettuoso e rispettato. Era come se conoscesse Srila Prabhupada da lungo tempo, anche se l'aveva incontrato soltanto un attimo prima. Il servitore di Prabhupada si inginocchiò accanto a lui e cominciò a massaggiare la sua testa, e Prabhupada cominciò a spiegare la coscienza di Krishna al nuovo arrivato.