Indice 6-10

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   Soltanto due anni dopo aver fondato l' ISKCON in America Srila Prabhupada acconsentì a farsi chiamare col titolo più appropriato di Prabhupada, anziché Swamiji. Fin dal 1969, nel primo volume dello Srimad-Bhagavatam, egli aveva scritto in un commento, "i puri devoti il cui unico interesse è servire vengono onorati con i nomi di Prabhupada e Visnupada; questi titoli indicano che tali devoti sono rappresentanti dei piedi di noto del Signore"    (Bhagavatam, 1.1.15 ). Sebbene l'appellativo Swamiji sia comune e non molto rispettoso, era l'unico nome che i suoi seguaci conoscevano e per essi era diventato un termine molto affettuoso. Gli si rivolgevano e lo pregavano con quel nome, e anche tutte le loro lettere iniziavano, "Caro Swamiji". Per questo, quando il nome cambiò ci fu un certo scompiglio.

   Un devoto, sentendo per la prima volta il nuovo nome dal segretario di Srila Prabhupada, decise che non lo avrebbe accettato senza prima aver chiesto personalmente a Srila Prabhupada. Durante la passeggiata del mattino successivo, gli chiese, "Swamiji?"

   "Si?" rispose Prabhupada

   "Ho sentito dire che preferisci essere chiamato Prabhupada ."

   Prabhupada si volto di scatto. "Dove l'hai sentito? Chi ti ha detto questo?"

   Prabhupada sembrava infastidito, poi rimase in silenzio. Ma dopo qualche istante parlò di nuovo. "In realtà io non lo preferisco. Ma è meglio."

Note:

Intervista con Aniruddha dasa.

   Si fa qui la distinzione tra la preferenza vista come un proprio capriccio o una propria opinione e il principio più elevato di fare ciò che è meglio nel servizio devozionale. Era diventato più opportuno che Swamiji accettasse il titolo più rispettabile di "Prabhupada". Swamiji era un bel nome per i nostri innocenti primi giorni, ma era più giusto che l'acarya-fondatore del movimento più importante del mondo fosse conosciuto tramite il suo glorioso e più preciso nome, cioè come il maestro ai cui piedi siedono tutti gli altri maestri.


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PICCOLE GOCCE DI NETTARE

   Nel 1967 Srila Prabhupada alzò gradualmente lo standard dei suoi seguaci a San Francisco. La maggior parte di questi non erano altro che fortissimo che hippies che si divertivano venuto a mangiare e cantare nel negozietto. Proprio accanto al tempio c'era una gelateria e in fondo alla strada c'era un negozio di frittelle -entrambi frequentati dai devoti. Quando non c'era una funzione particolare nel tempio la maggior parte dei devoti era in uno dei due negozi. Così, quando Prabhupada usciva dal suo appartamento, rallentava davanti alla gelateria per vedere se c'era qualcuno dei suoi seguaci. Poi andava fino al negozio di frittelle, e guardava attraverso la vetrina. I "devoti" talvolta si lasciavano scivolare furtivamente giù dai sedili per non essere visti da Srila Prabhupada. Più di una volta Srila Prabhupada, durante la conferenza serale, disse che i devoti non vanno a mangiare in gelateria o nei negozi di fritelle, ma mangiano solo il prasada di Krishna.

   Fin dal'inizio della sua predica in America Prabhupada era solito incoraggiare i devoti a partecipare all'estasi devozionale del canto e della danza. A volte, durante le passeggiata del mattino, si rivolgeva ai devoti e chiedeva,"Hai cantato ieri sera?" riferendosi al kirtan congregazionale nel tempio. "Ci ho provato, ma non c'era spazio", rispose un devoto.

   Gargamuni disse,"No, perchè temevo che avrei pianto."

Senza dubbio queste affermazioni da parte dei suoi discepoli contenevano emozioni neofite, tuttavia Srila Prabhupada rispondeva seriamente. "Quando siete con la gente comune," disse, "non dovete piangere, perché loro non capiscono. Ma quando siete con i devoti potete piangere perché i devoti sanno che state piangendo per Krishna."

   E Prabhupada diede anche una dimostrazione di questo pianto. Una volta, durante il programma della festa della domenica, i devoti recitarono una rappresentazione di Narada Muni che libera il cacciatore Mrigari. Visnujana dasa impersonava Narada, e quando recitò i versi da "Le preghiere al maestro spirituale", tutti potevano notare qualcosa che luccicava all'angolo di un occhio di Prabhupada. Era una lacrima, ma particolarmente brillante, come un diamante. In seguito, dopo che Prabhupada ebbe lasciato il tempio, molti devoti commentarono, "Avete visto il diamante nell'occhio di Prabhupada?"

Note:

Intervista con Nandarani devi dasi e Umapati dasa

   Prabhupada avvertì molte volte che le emozioni che si esprimono col pianto non devono mai essere limitate o provocate; non dobbiamo piangere come fanno i sahajiya, le cui lacrime lavano via tutti gli insegnamenti delle scritture. Il pianto autentico e descritto nel Nettare della Devozione: "In altre parole, dobbiamo imparare a piangere per il Signore. Bisogna imparare questa semplice tecnica e piangere veramente col desiderio ardente di essere impegnati in un particolare tipo di servizio. Questo stadio e chiamato "laulyam", e tali lacrime sono il prezzo da pagare per ottenere la più alta perfezione." Nettare della Devozione.


3

   Il servitore di Srila Prabhupada aveva alcune difficoltà nel controllare i sensi, e chiese a Prabhupada di dargli una dieta speciale. Quando si seppe in giro che Prabhupada aveva raccomandato una dieta speciale, un altro devoto andò da Prabhupada per fargli una richiesta simile.

   "Prabhupada, c'è qualcosa che potrei prendere che mi possa aiutare a controllare la lingua? Ci sono cose da evitare, come lo zucchero?"

   Prabhupada rispose, "Il metodo che permette di controllare la lingua è cantare e pregare."

   "Mah" disse il devoto, "io canto e prego ma ho ugualmente difficoltà."

   Prabhupada si appoggiò sullo schienale e rise. "Si," disse "lo so. Anch' io ho una lingua. Può essere difficile, ma per quanto ti è possibile, cerca di mangiare in modo semplice."

   Srila Prabhupada continuò parlando di quando, durante la seconda guerra mondiale, ci fu un bombardamento su Calcutta proprio nel momento in cui Prabhupada stava mettendosi a tavola per rispettare il prasada. I suoi amici erano arrivati di corsa a casa sua e l'avevano avvertito: "Abhay Charan, vieni! Presto! La sirena del'incursione sta finendo! Stanno arrivando le bombe! Prabhupada aveva risposto che non poteva allontanarsi, perché sua moglie gli aveva appena preparato di kachori. Così disse ai suoi amici, " Voi andate al rifugio. Io resto qui. " Offrì dunque i kachori, li mangiò e rimase a cantare Hare Krishna.

Note:

Intervista con Nanda-Kumara.

   Prabhupada disse che aveva una lingua, ma non disse che aveva una lingua incontrollata. Il siddhanta cosciente di Krishna è che la lingua dovrebbe essere usata al servizio di Krishna. Non è possibile realizzare Krishna o il nome di Krishna con gli ottusi sensi materiali, ma solo purificando la propria coscienza con l'impegno nel bhakti yoga a cominciare dalla lingua. Prabhupada descrive questo superiore principio di rinuncia nel Nettare della Devozione. " Srila Rupa Goswami, poi, raccomanda di non essere attaccati al piacere dei sensi materiali, ma di accettare ogni cosa piacevole purché sia in relazione con Krishna. Per esempio, mangiare e necessario, e si desiderano pietanze saporiti per soddisfare il proprio senso del gusto. In tal caso, per la soddisfazione di Krishna, anzichè per la soddisfazione della lingua, si possono preparare pietanze appetitose per offrirle a Krishna. Questa è rinuncia. Prepariamo piatti vistosi, ma non magiamoli prima che siano offerti a Krishna. Questo punto di rifiutare qualunque cosa non sia offerta Krishna e vera rinuncia. E grazie a tale rinuncia diventa possibile soddisfare le domande dei sensi.


4

   Una sera, al Bhaktivedanta Manor, in Inghilterra, Srila Prabhupada era seduto nella sua stanza con i discepoli ed alcuni ospiti, tra cui una giornalista venuta ad intervistare Srila Prabhupada. Nonostante il clima fresco del'estate inglese, la giornalista indossava una succinta minigonna. Le sue prime domande rivelarono il suo atteggiamento scettico, quasi cinico, nei confronti del movimento Hare krishna. Com'era solito fare, Srila Prabhupada rispose alle sue domande con calma e abilità. Un po' esasperata, la giornalista lanciò la sua sfida, con la vecchia domanda, " perchè avete la testa rasata?" Srila Prabhupada replicò immediatamente, " Perchè hai le gambe scoperte? " La giornalista rimase senza parole. Poi Srila Prabhupada propose, "meglio avere le gambe calde e la testa fresca." Tutti risero con piacere, compresa la giornalista. Prabhupada aggiunse, " Bisogna avere la mente fresca per comprendere questa filosofia della coscienza di Krishna."

Note:

Intervista con Yadubara dasa.


5

   Erano le prime ore del mattino, a Vrindavana, durante una passeggiata. I devoti cominciarono a rivolgere a Srila Prabhupada delle domande sulla luna. Era ancora visibile nel cielo un pallido ricordo della luna, e dagli alberi i vari uccelli cinguettavano chiamandosi. Prabhupada disse che la luna è risplendente e per questo possiede calore, ma il suo effetto sulla terra e rinfrescante. Visakha dasi era una delle poche donne che regolarmente accompagnavano Srila Prabhupada durante le sue passeggiate, poiché era incaricata di fare fotografie. In quella particolare occasione, a un certo punto smise di scattare fotografie, e si avvicinò a Prabhupada per fargli una domanda sulla luna ."Prabhupada, in una tua spiegazione nella Bhagavad-gita e detto che è a causa della luce della luna che i vegetali hanno sapore. Perché la luna da il gusto ai vegetali?" Prabhupada si fermò e considerò la sua domanda. Il suo contegno era amabile e tranquillo, ma il suo sguardo era molto penetrante. " Perchè non glielo chiedi?" fu la sola risposta, poi riprese a camminare.

Note:

Intervista con Visakha devi dasi.

   La risposta di Srila Prabhupada fu inaspettata. Anzichè spiegare perché la luna conferiva il gusto, rispose in pratica, "Perché non lo chiedi direttamente alla luna?" Un altro modo esperto di insegnare. Una volta, quando un discepolo continuava a fargli troppe domande dettagliate sulla natura della vita nel mondo spirituale, Srila Prabhupada rispose, "Quando andrai nel mondo spirituale potrai vedere tutte queste cose personalmente."

   Quando un devoto chiese perché il Signore Siva fosse apparso come Sankaracarya, Prabhupada rispose, "Non hai nessun diritto di contestare le azioni del Signore Siva." Fu in questo modo che Prabhupada individuò, in quel devoto, la scarsa sincerità della domanda. Come una cascata, che a volte scende e a volte no, così il puro devoto può parlare o tacere - o rispondere in modo enigmatico. In ogni caso, dobbiamo imparare da lui.