Indice 16-20

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   Quando Srila Prabhupada viveva a Mayapur, le sue giornate erano scandite dalle visite e dalle notizie dai vari fronti della sua campagna mondiale contro maya. In particolare, ci furono dei momenti davvero gioiosi, quando Prabhupada riceveva le prime copie dei suoi libri. Quando però ricevette una copia del terzo volume del sesto canto dello Srimad Bhagavatam, che portava sulla copertina il ritratto di Sri Sankarsana con Citraketu i quattro Kumara, Prabhupada la guardò soltanto per pochi istanti, e tornò alla sua routine. Andò sul terrazzo, dove si sedette al sole su una stuoia di paglia. Il suo servitore cominciò a massaggiarlo con olio di mostarda, poi Prabhupada fece il bagno, prese prasadam, e riposò per un'ora nella sua stanza al piano superiore. Secondo le sue abitudini regolari, scese dalla sua stanza verso le quattro del pomeriggio, e poi ricevette gli ospiti nel suo salotto principale al secondo piano.

   Anakadundubhi dasa aveva una piccola parte nella routine quotidiana di Srila Prabhupada, perché ogni pomeriggio portava a Prabhupada una ghirlanda di fiori freschi e spalmava la fronte di Prabhupada con pasta di candana. Il giorno che arrivò il sesto canto del Bhagavatam, Prabhupada lo prese di nuovo in mano quando scese nella sua stanza. Il discepolo aspettava in piedi con la ghirlanda e la pasta di candana, e Prabhupada cominciò a esaminare il libro nel solito modo, guardando prima le illustrazioni. Improvvisamente, Prabhupada notò Anakadundubhi, e con un'occhiata lo invitò a farsi avanti e a mettergli la ghirlanda e la pasta. Poi continuò a scorrere il libro.
   "Chi ha dipinto questo?" chiese Prabhupada mentre guardava il ritratto di Sri Sankarsana.
   "L'ha fatto Pariksit," disse Anakadundubhi, che rimase in piedi a guardare il libro aperto nelle mani di Prabhupada, sporgendosi da sopra la sua spalla. Poi Prabhupada voltò la pagina, e giunse a una tavola che rappresentava Maha-Visnu disteso sull'Oceano Causale, che manifesta tutti gli universi dalla Sua gigantesca forma.
   "Chi ha dipinto questo?" chiese ancora Prabhupada.
   "Questo è di Rancora dasa," rispose Anakadunddubhi. Prabhupada allora cominciò a citare la Brahma-Samhita.
   yasaika-nisvasita kalam atha valambya
   jivanti loma-vilaja jagad-anada-nathah
   visnur mahan sa iha yasya kala-viseso
   govindam adi-purusam tam aham bhajami

   Prabhupada stava per voltare ancora pagina, quando improvvisamente una goccia della pasta di candana cadde sulla pagina dalla sua fronte. Anakadundubhi si spaventò, aspettandosi che Prabhupada lo rimproverasse per aver preparato una pasta così liquida da gocciolare sul libro. Ma Prabhupada si limitò a toccare la goccia con l'unghia del pollice, e chiese, "Che cos'è?" Anakadundubhi spiegò che cos'era, ma Prabhupada non disse nulla. Di solito una pasta di candana così liquida avrebbe per lo meno suscitato una parola di disapprovazione da parte di Srila Prabhupada, ma lui era così assorto nel Bhagavatam che continuò a studiare il libro senza curarsi della macchia di pasta di sandalo che ora adornava la pagina.


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   Quando Hridayananda Goswami era segretario di Prabhupada a Mayapur, si rallegrava nel vedere in che modo Prabhupada amasse ascoltare i propri bhajana registrati su cassetta. Persino mentre lavorava, Prabhupada accendeva il registratore, e quando finiva il nastro, chiedeva di girare la cassetta. Un giorno, mentre stava ascoltando allegramente la sua stessa voce che cantava haraye namah Krishna, con un accompagnamento completo di armonium,, tamburi e karatala, su un ritmo sostenuto, Prabhupada cominciò a parlare.
   "Dovete soltanto andare dappertutto, suonare questo nastro e danzare." E mosse le mani per mostrare in che modo i devoti dovrebbero danzare. "Andate per tutto il mondo a dare questo spettacolo, e la gente sarà così attratta che farete milioni di dollari."
   Come segretario G.B.C. responsabile di tutto il Sud America, Hridayananda Goswami era solito servire Srila Prabhupada in un sentimento di separazione, poiché lavorava e viaggiava costantemente per Prabhupada. Ma spesso risvegliava nel suo cuore il ricordo di Prabhupada ascoltando le sue registrazioni, dovunque si trovasse. Nel suo servizio in separazione, si sentiva intensamente vicino a Srila Prabhupada, come quando era personalmente con lui, se non di più. Eppure, a note tarda, dopo le fatiche del viaggio, della predica, e dell'amministrazione, Hridayananda Goswami accendeva il registratore e ascoltava Srila Prabhupada che cantava e suonava l'armonium, e man mano che il suono trascendentale di Prabhupada entrava nelle sue orecchie, Hridayananda sentiva sempre più potente il suo sentimento di affetto e riconoscenza per Srila Prabhupada. Così vani (il servizio agli ordini di Srila Prabhupada) approfondiva vapuh (il servizio alla forma personale del maestro spirituale). E viceversa, vapuh aumentava vani


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   Quando Srila Prabhupada progettata la planimetria della sala del tempio di Mayapur, i suoi discepoli lo assistevano.
"Dove possiamo costruire il vyasasana?" chiese un devoto. "Dobbiamo metterlo all'altra estremità del tempio, di fronte alle Divinità?"
Un altro devoto obbietò, "Non è troppo lontano per te, Srila Prabhupada? Riuscirai a vedere le Divinità, così lontano?"
Prabhupada rispose con decisione, "Non ci può mai essere separazione dovuta alla distanza tra me e Krishna."
Così il vyasasana fu messo all'estremità opposta di Sri Sri Radha-Madhava, e Prabhupada potè vederLi bene.

  Srila Prabhupada aspettava l'aeroplano per lasciare l'Australia. I devoti gli avevano portato una semplice sedia, e lui l'aveva fatta mettere in un giardinetto esterno, proprio all'entrata dell'aeroporto. Ogni tanto, mentre osservava centinaia di persone andare e venire dal terminal, Prabhupada chiedeva qualcosa sul loro aspetto e sul loro abbigliamento. A un certo punto parlò delle scarpe rialzate che indossavano alcuni uomini, e i devoti gli spiegarono che erano delle "zeppe".
   "Alcune di quelle scarpe sono alte dieci o dodici centimetri," disse Amogha dasa.
   "La gente arriva a slogarsi le caviglie pur di camminarci dentro."
   Prabhupada ridacchiò piano. "C'è un proverbio bengali," disse. "'Fa'qualcosa di nuovo.'Questa è la civiltà occidentale. E pensano che Dio sia molto vecchio. Sono convinti che non sia una novità."
   I devoti si sentivano a disagio, è desideravano scusarsi con Prabhupada per averlo portato in un luogo pubblico così affollato. Uno di loro disse, "Un giorno, Prabhupada, avremo il nostro aeroporto."
   "È GIÀ il nostro aeroporto," rispose. "Tutto appartiene a Krishna, perciò è già nostro."


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PRABHUPADA HA DETTO

Sulla predica

   Un giorno, a Vrindavana, Prabhupada permise ai devoti un darsana mattutino nella sua stanza, ma alcuni dei devoti più importanti erano assenti. Quando chiese dove fossero, gli risposero che alcuni devoti stavano pulendo il tempio.
   Prabhupada ne fu sorpreso. "Pulire il tempio? Possiamo pagare qualcuno per pulire il tempio. Ma non possiamo pagare qualcuno per predicare. Per questo dovrebbero ascoltare me quando parlo, perché altrimenti come potranno predicare?"
   "Se vi sentite in qualche modo riconoscenti verso di me, allora dovreste predicare rigorosamente come faccio io. Questo è il giusto modo di ricambiare. Certo, nessuno può ripagare il proprio debito con il maestro spirituale, ma il maestro spirituale è molto soddisfatto quando il discepolo ha questo atteggiamento."

Lettera del 14 agosto 1976

   "Si, la predica è più importante dell'amministrazione. Semplicemente perché state predicando bene e distribuendo tutto questo prasadam, l'amministrazione seguirà automaticamente, e Krishna manderà aiuto illimitato."

Lettera del 21 novembre 1971

  Un giorno, alle Hawaii, Prabhupada parlava di come era riuscito a sconfiggere gli argomenti dei non devoti. "Conosco l'arte, molto simile al karate, di spingere sul punto debole di una persona finchè muore. Trovo il loro punto debole e spingo finché muoiono."


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SRILA PRABHUPADA RACCONTA

Degli uomini pigri

   Prabhupada era seccato quando i devoti a Vrindavana continuavano a entrare e uscire dalla sua stanza senza chiudere la porta, lasciando così entrare le mosche.
   "Perché lasciate la porta aperta?" gridava. "È una malattia contagiosa." E raccontò una storia.
   Un imprenditore aveva aperto un'azienda, e cercava del personale. Tra le molte risposte che aveva ricevuto né scelse due e chiese ai candidati di presentarsi per un colloquio. Durante questo colloquio osservò attentamente il comportamento di ciascuno dei due. Quando entrò nell'ufficio, il primo candidato lasciò la porta aperta dietro di sé. L'imprenditore parlò con lui per circa un quarto d'ora, poi gli chiese di aspettare fuori. Quando il secondo candidato entrò in ufficio, notò che aveva chiuso la porta dietro di sé. Dopo il colloquio, disse anche a lui di aspettare fuori, poi chiamò la sua segretaria.
   "L'uomo con il quale ho parlato per primo," disse, "ha tutte le qualifiche, ma ho deciso di affidare il lavoro al secondo."
   "Per quale motivo?"
   "Perché il primo ha lasciato la porta aperta. Sembra una persona pigra. Perciò, anche se il secondo non è così qualificato, imparerà presto."

   A Hrsikesha, nel 1977, Srila Prabhupada si trovava, con otto discepoli, in una casa sulla riva del Gange. Un giorno Prabhupada entrò nella cucina, e rimase sorpreso nel vedere che i devoti avevano tagliato un mucchio di verdure per cucinare il pranzo. Prabhupada disse che avevano tagliato verdura per cinquanta persone. Commentando che i suoi discepoli non avevano buon senso, Prabhupada si sedette su una sedia e cominciò a dirigerli in tutti i dettagli della preparazione del pranzo. Controllò il riso che bolliva e il punto di cottura. Poi cucinò personalmente i capati. In quell'occasione, Prabhupada commentò che soltanto un pigro non è in grado di cucinare, e raccontò la storia dell'uomo pigro.

   Un re annunciò un giorno che tutti gli uomini pigri del suo regno potevano presentarsi alla mensa dei poveri e ricevere del cibo. Arrivarono centinaia di persone, e tutti dicevano, " Io sono pigro." Allora il re disse al suo ministro di applicare il fuoco alla mensa dei poveri. Tutti, tranne due uomini, si precipitarono fuori dall'edificio in fiamme. Dei due rimasti, uno disse all'altro, "La schiena mi scotta per il fuoco." Allora l'altro gli consigliò, "Allora voltati dall'altra parte" Il re, che aveva osservato la scena, proclamò, "Questi due sono davvero pigri. Date loro da mangiare."