![]()
| Indice | 11-15 |
6
SRILA PRABHUPADA HA DETTO
L'amministrazione
Prabhupada ha raccomandato che i dirigenti del'Associazione
Internazionale per la Coscienza di Krishna devono essere capaci di piegare
le persone senza spezzarle o irritarle. Dopo tutto, disse, è tutto
servizio volontario.
Un giorno George Harrison disse, "Nel futuro, l'Associazione
Internazionale per la Coscienza di Krishna sarà così grande
da aver bisogno di un consiglio di amministrazione."
Prabhupada rispose, "Ho diviso il mondo in diverse zone, con
altrettanti responsabili. Finché si mantengono nei principi spirituali,
Krishna li aiuterà."
Un discepolo a cui erano state affidate responsabilità
amministrative andò da Prabhupada e gli espresse il suo desiderio
di lasciare l'India. Prabhupada gli chiese di rimanere, ma il devoto era
ormai deciso, e alla fine Prabhupada cedette. A un certo punto, però,
Prabhupada disse, "Tu puoi rinunciare all'amministrazione, ma io no. Io devo
restare a occuparmi della direzione."
Un giorno, durante una visita a Boston, Srila Prabhupada tenne
un incontro con i devoti che facevano servizio nelle Edizioni della Associazione
Internazionale per la Coscienza di Krishna. Satsvarupa si lamentò
con Prabhupada: aveva troppe incombenze al tempio, tanto che non riusciva
a fare tutto e allo stesso tempo mandare avanti le pubblicazioni. Prabhupada
rispose, "In realtà, amministrazione significa delegare i compiti
agli altri. Tu hai qui tanti devoti responsabili, perciò puoi delegare
loro."
Mentre saliva le scale una mattina, a Mayapur, Prabhupada
cominciò a complimentarsi con Bhavananda.
"Sei un buon amministratore, perché tieni tutto pulito.
Se riesi a mantenere la pulizia dappertutto, allora sarai un buon manager.
È tutto qui. "Mentre salivano, Prabhupada vedeva che ogni cosa era
pulita e risplendente; i muri, i quadri appesi, i pavimenti di marmo, tutto
quanto. Ma quando arrivarono sul terrazzo, Srila Prabhupada trovò
un pezzetto di carta e della polvere in un angolo, e cominciò rimproverare
tutti per la loro trascuratezza.
Un giorno, in India, Prabhupada fu raggiunto nella sua stanza
dai suoi discepoli anziani. Bhagavan, Brahmananda e Giriraja.
"Voi siete la speranza per il futuro del mondo," disse Srila
Prabhupada, e cominciò a dare loro istruzioni sull'importanza di
un'attenta amministrazione.
"Proprio come quella vostra grande banca, l'American Express," disse.
"Che cosa hanno fatto? Non hanno fatto altro che prendere dei pezzi di carta,
e per avere quei pezzi di carta voi date del denaro buono. Ma che cosa hanno
fatto loro? In realtà non hanno fatto nulla. È soltanto un
lavoro di amministrazione. Voi date loro del denaro buono, è loro
vi danno un pezzo di carta, e se perdete quella carta, dicono,'va bene, vi
daremo un altro pezzo di carta'. Questa è organizzazione. Semplicemente
in questo modo hanno fatto milioni di dollari."
A Calcutta, quando era il presidente del tempio, Abhirama dasa andò
a dire a Srila Prabhupada che aveva delle difficoltà con il suo
matrimonio. Prabhupada li chiese qual era il problema.
"Mia moglie dice che dovrei impegnarmi di più nel servizio
di pujari e nel cantare Hare Krishna invece che nell'amministrazione."
Srila Prabhupada rispose, "É poco intelligente.
L'amministrazione è un'attività spirituale. Proprio come Arjuna,
che combatteva."
"Non c'è differenza tra cantare Hare Krishna o il sankirtana
e il compiere il servizio che ci è stato assegnato nella coscienza
di Krishna. Talvolta dobbiamo svolgere molto lavoro di amministrazione o
di ufficio, ma Sri Caitanya ci ha promesso, dal momento che in Kali-yuga
questo lavoro è necessario per portare avanti l'opera di predica,
che sicuramente non saremo condizionati da questo lavoro. Quando c'è
del lavoro da fare, farlo subito, poi cantate. Comunque sia, dovete cantare
almeno 16 giri al giorno. Dunque, se è necessario, dormite di meno,
ma dovete finire il minimo dei vostri giri prescritti."
Lettera del 2 gennaio 1972
7
SRILA PRABHUPADA RACCONTA UNA STORIA
Srila Prabhupada aveva un vasto repertorio di racconti tradizionali,
che narrava è applicava per differenti situazioni, come dimostra molto
bene il suo uso di questa storia del brahmana che aveva perso la propria
casta.
In India e tradizione che gli indù non vadano mai a pranzo
in casa di un musulmano o di un cristiano, o di chiunque altro non sia un
brahmana indù. Un brahmana, però, si trovò ad essere
molto affamato, e si recò a casa di un conoscente occasionale a chiedere
del cibo. L'uomo servì al brahmana una modesta quantità di
cibo, che non riuscì comunque a soddisfare completamente il suo appetito.
Quando il brahmana chiese altro cibo, l'uomo rispose che purtroppo non ne
aveva più.
"Oh," disse il brahmana, deluso. Poi chiese, " Signore, a quale
casta appartenete?"
"Sono musulmano," rispose l'uomo.
Allora l'affamato cominciò a lamentarsi, "Oh, povero
me! Ho perso la mia casta, e ho ancora fame!"
Srila Prabhupada un giorno raccontò questa storia a una devota artista. Questa devota aveva suggerito a Prabhupada che lei avrebbe potuto migliorare la sua tecnica artistica dipingendo e vendendo dei quadri non devozionali, e dopo essere diventata brava e famosa, avrebbe potuto dipingere meglio per Krishna. Srila Prabhupada rispose che arrivare ad essere una'artista famosa avrebbe richiesto molto tempo, e il devoto ha ben poco tempo -e quello che ha è soltanto per servire Krishna. Perciò, se avesse insistito a diventare una grande artista, sarebbe stata come il brahmana che aveva perduto la sua casta senza riuscire comunque a riempirsi la pancia.
Un'altra volta Prabhupada applicò la stessa storia quando un devoto, su suggerimento di Prabhupada, cercò di procurargli un posto di un docente in una facoltà universitaria. Lo stipendio che offrivano era molto basso, perciò Prabhupada rifiutò il posto. Allora il devoto pensò di aver insultato Prabhupada anche soltanto chiedendogli una cosa simile. Prabhupada gli scrisse rassicurandolo che non si trattava di un'offesa: piuttosto, l'offerta era inutile. Raccontò la storia del brahmana di casta, puoi commentò, "L'idea è che se dobbiamo chiedere qualche servizio, ci dev'essere una remunerazione adeguata. Ho pensato dunque che siccome avevo bisogno di denaro per il mio fondo per i libri, avrei potuto tirare su un po' di sordi in questo modo, ma questo non soddisfa la mia fame. Perciò dimentica questo incidente."
8
PERSONALE
I suoi avanzi
Un giorno, dopo che il suo servitore gli aveva rasato la testa,
Prabhupada notò che metteva da parte dei pezzetti di capelli grigi.
"Che cosa ci fai con quelli?" Il servitore rispose che li teneva come suoi
avanzi. Prabhupada disse, "É muci. I capelli sono muci." Quando il
servitore insistè che i discepoli li dovrebbero adorare, Prabhupada
si mise a ridere, e disse, "Va bene."
Quando riceveva in regalo dei maglioni in più, li portava
con sé per qualche tempo nella valigia, puoi li distribuiva personalmente.
Regalava anelli d'oro, e una volta ne diede uno per uno al suo servitore
e a sua moglie in occasione del loro matrimonio. Portava con sé orologi
e sacchetti per il japa, e li dava via tutti. Distribuiva tutto, poco a poco,
e ne riceveva sempre di più. Quello che noi gli offrivamo si trasformava
in carità agli altri, mentre gli effetti personali che tratteneva
erano pochissimi.
Gli avanzi del suo cibo
Amava distribuire prasadam personalmente, e tutti amavano riceverlo
dalla sua mano. Non era semplice cibo, ma la benedizione della bhakti, l'essenza
del servizio devozionale. Srila Prabhupada distribuiva prasada con gioia,
calma, e senza discriminazione. Quando lo offriva ai bambini, questi apprezzavano
il gusto del dolce o del biscotto, ma amavano anche questa speciale attenzione
di Prabhupada, che stava seduto sul vyasasana e si sporgeva verso di loro.
Anche le donne ne erano entusiaste, perché avevano la rara occasione
di farsi avanti e stendere la mano davanti a Prabhupada. Si sentivano soddisfatte
e caste. E uomini forti si facevano avanti come bambini speranzosi, spesso
spingendosi l'un l'altro, semplicemente per ricevere la misericordia di
Prabhupada. Per Prabhupada tutto ciò era serio e importante, e si
preoccupava personalmente che ci fosse sempre per lui un grosso vassoio da
distribuire. Scriveva nello Srimad Bhagavatam, "Nessun sacrificio vedico
è completo senza distribuzione di prasada." Benché oggi la
distribuzione di prasadam nel Movimento per la Coscienza di Krishna sia fatta
in larga scala, come desiderava Prabhupada, tutto cominciò dalla sua
stessa mano, mentre distribuiva a ciascuno.
"Venite," diceva, "prendete prasada." Il fortunato stendeva
la mano, il braccio destro teso, con il palmo in su, e Prabhupada vi deponeva
una piccola quantità di cibo. E questo soddisfaceva pienamente la
mente, il corpo è l'anima. Con le sue mani abili, dalle ditta armoniose,
sceglieva dei pezzetti dal piatto e li distribuiva. Sapeva che i monelli
di Bombay e Bhubaneswara si facevano avanti soprattutto perché avevano
la pancia vuota, e provvedeva anche a far distribuire migliaia di piatti
pieni di kicchri a Mayapur. Negli Stati Uniti introdusse le deliziose feste
vegetariane della domenica , insegnando agli occidentali l'arte di cucinare
e di mangiare. Perciò ogni distribuzione di prasadam si riconduce
alla semplice azione inaugurata da Prabhupada: l'offrire i suoi avanzi. Era
un passaggio obbligato per tutti coloro che entravano nella sua stanza, anche
per i visitatori più ostili: "Vieni, prendi."
9
Un giorno, Prabhupada stava viaggiando in treno in India, e
chiese dei samosa. I devoti ne comprarono un sacchetto, poi una delle devote
cominciò a preparare l'offerta del cibo come prasadam per Prabhupada
e per i devoti. Davanti a Prabhupada, si alzò e fece posto per l'offerta.
Stese una stoffa, vi mise l'immagine di Krishna, prese un piatto e preparò
l'offerta. Prabhupada la osservava, e prima che potesse appoggiare il piatto
sul'altare improvvisato, la fermò.
"Non è questo il modo di fare l'offerta," disse, "davanti
a tutta questa gente." Prabhupada citò un verso sanscrito, dravya-mulena
sudhyati: quando una cosa viene acquistata, anche se la sua origine non è
pura, può essere offerta a Krishna. Disse inoltre che qualche volta,
in circostanze difficili, il devoto può dover offrire del cibo a Krishna
mentalmente, sempre che non si tratti di cibo proibito.
Una volta, a Tehran, Prabhupada mostrò una simile elasticità
riguardo al tempo e al luogo. Il segretario di Prabhupada aveva notato che
i devoti tenevano delle verdure surgelate in cucina. Il segretario disse
ai devoti che avrebbero dovuto gettare subito via tutto. Disse che era offensivo
per il guru offrirgli delle verdure che non erano fresche, e che non avevano
compreso le istruzioni di Prabhupada.
"Non sapete quanto si arrabbierebbe," disse il segretario, "vedendo
queste verdure surgelate. E voi vorreste dargliele da mangiare!"
Nandarani, che viveva a Tehran con suo marito, Dayananda,
diventò molto triste, perché usava le verdure surgelate per
cucinare nelle cene per gli ospiti che tenevano tre sere alla settimana.
Così andò da Prabhupada a chiedergli che cosa doveva fare.
Prabhupada era già stato informato delle verdure surgelate dal suo
segretario.
"Poiché usate le verdure surgelate? " chiese.
"Perché facciamo delle feste alla sera per gli ospiti,"
rispose Nandarani.
"Dobbiamo dar loro qualcosa da mangiare. Queste cene sono l'unica
predica che possiamo fare qui. Se non possiamo dare loro prasadam, allora
siamo praticamente finiti."
"Va bene," disse Srila Prabhupada. "Non potete avere altre verdure
"
"No, Srila Prabhupada, qui non si trova nulla. Forse possiamo
dare loro delle patate."
"Va bene," disse Prabhupada. "Usate le verdure surgelate: Questo
fa parte del nostro sankirtana."
10
Secondo un famoso verso del Bhagavatam in, persino un solo istante di associazione con un puro devoto può portare alla perfezione della vita umana. Srila Prabhupada liberò dall'illusione molte anime condizionate, talvolta semplicemente con il suo sguardo misericordioso. La persona che riceveva le sue benedizioni viveva questi momenti in modo molto personale, individuale; eppure Srila Prabhupada era in grado di dare le sue benedizione persino quando si prendeva cura di molte persone contemporaneamente.
Jaya Madhava dasa era in mezzo a una folla di devoti, mentre Prabhupada saliva in auto. Dal sedile posteriore, Prabhupada guardò i devoti, e Jaya Madhava sentì lo sguardo di Prabhupada che si posava su di lui. Era come se Prabhupada dicesse, "Che cosa stai facendo qui? Perché perdi il tuo tempo nel mondo materiale?" Questo scambio fu un momento di profonda presa di coscienza.
Un altro devoto, Ranacora dasa, aveva praticato la coscienza
di Krishna per diversi anni sotto la direzione di Srila Prabhupada, ma in
una particolare visita di Srila Prabhupada a Londra, Ranacora ricevette una
particolare ispirazione attraverso un breve ma profondo scambio personale
con il suo maestro spirituale. Fu nella stanza del tempio, che era molto
affollata. Alla fine di una lezione, Ranacora fece una domanda a Prabhupada.
"Quando si riceve l'iniziazione, il maestro spirituale prende su di sé
tutto il nostro karma, anche se commettiamo attività colpevoli - prende
su di sé anche le sofferenze che avremmo potuto meritare?"
Prabhupada rispose gravemente, "Devi semplicemente farti guidare
dal tuo maestro spirituale." Queste parole di Srila Prabhupada entrarono
nel cuore del suo discepolo, e il suo sguardo dileguò ogni impersonalismo.
Molti devoti sperimentarono la stessa cosa: un momento o un'occasione con Srila Prabhupada, in cui compresero profondamente la loro eterna relazione con lui, e si rallegrarono di comprenderla.
Un giorno, durante una passeggiata mattutina nei campi intorno al Bhaktivedanta Manor, Prabhupada parlava con un gruppo di discepoli. Saksi Gopala dasa era presente, e ricevette una illuminazione speciale. Prabhupada spiegava in che modo anche le creature più umili dell'universo ricevono da Krishna una piccola parte del Suo immenso potere mistico, l'acintya-sakti. Prabhupada spiegò che le rane possono respirare sotto terra, gli alberi possono mangiare con i piedi, e l'erba può tollerare di essere calpestata in un modo che stroncherebbe qualsiasi essere umano. Poi Prabhupada cominciò a criticare è sbeffeggiare gli scienziati materialisti e la loro visione limitata. La sua risata contagiosa si trasmise ben presto a tutti i devoti. Per un momento Prabhupada guardò direttamente Saksi Gopala, e questi ebbe l'impressione che l'universo intero stesse ridendo con Prabhupada della stupidità degli orgogliosi materialisti. In questo modo, un altro discepolo incontrò improvvisamente Prabhupada come se fosse la prima volta, è provò una riconoscenza e una convinzione indimenticabili. Questo non accade soltanto a una o due persone, ma praticamente tutti i discepoli lo sapevano e lo comprendevano in diversi modi.
Attraverso le sue istruzioni, i suoi libri, la sua missione, e attraverso gli altri devoti, Prabhupada portava costantemente i suoi discepoli alla coscienza della loro relazione eterna con Guru e Krishna. Dopo la scomparsa di Prabhupada, la sua associazione può essere ancora ottenuta nello stesso modo, a condizione di sviluppare un sentimento di sottomissione. Come Prabhupada spiegò a un devoto che gli chiedeva se il maestro spirituale fosse nel cuore del discepolo, "Si, se tu mi lasci entrare".