Luigi ora ho un e-mail 15/11/02 21:13.59

Caro Sevananda
accetta i miei omaggi. Tutte le glorie a Srila Prabhupada.
ora ho un mio indirizzo di e-mail.
somaka@libero.it
a presto tuo servitore Somaka das

Caro Somaka Maharaja,

quando lessi questo messaggio non pensavo che in un tempo troppo breve non avrei più potuto comunicare con te, almeno non con i normali mezzi terreni.
Sembra sempre di avere un mucchio di tempo per fare le cose che ci interessano di più e che rimandiamo spesso per farne altre meno importanti ("routine di tutti i giorni") e poi all'improvviso:" Lo sai ?… Somaka….." e allora ti accorgi di aver perso "il tempo", quello più prezioso, quello che alle volte ti può cambiare la vita, quello che ti fa sentire meglio, quello speso con una persona sincera, con un amico sincero e allora senti dentro di te tutta la rabbia e la frustrazione che ti da questa vita, una vita dove materialmente puoi arrivare anche molto in alto rimanendo però nella sostanza sempre un perdente.
Caro mio amico, prima di quell'e-mail c'eravamo incontrati al Ratha-Yatra e tu come al solito, appena mi hai visto, mi hai lanciato il tuo"Sevanaaaanda" con quel tuo sorriso carico di umanità, di affetto e di simpatia che era per me veramente difficile da ricambiare con la stessa intensità, per cui ti abbracciavo sperando che da questo tu avresti sentito i miei sentimenti più profondi e tu li sentivi senza darli per scontati, come fa chi ci tiene veramente ad una persona e tu ci tenevi a me, non so perché, o forse lo so, ma comunque, grazie per avermi avuto nel tuo cuore e grazie ancora per tenermi sempre li.
Certo che ne era passato di tempo da quando c'eravamo visti la prima volta
Tu Il Sannyasi ed io il potenziale bakta (ma com'è che certe cose nella vita non cambiano mai ?!), mi ricordo quel giorno: tu eri appena tornato chissà da dove, tutto un pò dolorante e sofferente, molto serio ed ispirato nella predica e, questo tuo modo di essere, era in realtà molto piaciuto a due miei amici che avevo portato al Tempio e che avevano apprezzato più te di Gurudeva che invece aveva fatto una delle sue "domande e risposte" piene di ironia e battute spiritose che riempivano di gioia i devoti e ci facevano sentire un gradino più in su,(Lui era forte, noi eravamo forti) comunque Lui era quello che sentivo come "il Maestro Spirituale" e quindi non gradii molto questa loro preferenza (eri troppo serio per i miei gusti).


Poi, ci fu quella volta della cerimonia del fuoco per le iniziazioni che a ripensarci con un po' di leggerezza fu veramente comica:

La cerimonia si svolgeva dentro al Tempio di "Salita di Poggio Laurentino" a Roma che non era grandissimo: quindi c'era il tuo posto: una sorta di piccolo vyasasan (ma tu eri molto magro), il fuoco davanti a te (magari un po' troppo vicino) e poi tutti i devoti che dovevano essere iniziati tra cui la nostra cara e simpaticissima amica Gemma che da allora si chiamò Govardhana Lila ed infine nella parte più centrale Srila Gurudeva, oggi Bhagavan das.
Tu eri il cerimoniere, il sacerdote, comunque colui che conduceva la cerimonia: tu cantavi i mantra, poggiavi i legnetti sul fuoco e la tua voce un "pò acuta" dominava la scena e con il proseguire della cerimonia il fuoco diventava sempre più alto e tu sempre più rosso ("caspita che potenza" pensai) e la tua voce sempre più acuta fino a che qualcuno non si apprestò a spegnere il fuoco che cominciava a bruciare il tuo piccolo vyasasan(fu per la troppa vicinanza del vyasasan al fuoco o per i mantra pronunciati in un tono troppo acuto? Ai posteri l'ardua sentenza).
Così passava il tempo e passarono circa 3 anni nei quali ogni tanto ti vedevo sempre serio e impegnato mentre la mia relazione con Gurudeva diventava sempre più importante per me e la mia famiglia fino a che, spinto da chiunque poteva o voleva spingere ed in ultimo dallo stesso Gurudeva non entrammo nel movimento a tempo pieno ed andammo a villa Vrndavana o Brindavan come dicono coloro che sanno ( o i vecchi nostalgici del bicchierino…).
E li c'eri anche tu… .
Tu che eri a capo di un gruppo di ragazzi un po' "filibustieri" e un po' devoti, che spesso ti facevano stare un po' in tensione ed a me, alcuni di loro, erano molto simpatici forse perché più umani di tanti altri che vestivano panni un po' troppo stretti per loro: quelli dei grandi vaisnava.
Tu rappresentavi la parte più austera del movimento: eri si un leader ma facevi il tuo servizio con grande determinazione e non amavi tanto i fasti del momento, amavi la predica ma più rivolta verso l'esterno (in ogni città e in ogni villaggio), sembravi molto tagliente ed invece poi, specie con i bambini, la tua voce prendeva un tono così dolce, che diventava miele.
Io ti rispettavo perché eri vero ma la tua austerità era fuori dalla mia portata e non ti sentivo ancora molto vicino specie i primi tempi dove avemmo qualche piccolo screzio di nessuna importanza, non ricordo bene, forse per qualche mia battutaccia ironica o per l'automobile : una bella VOLVO di colore azzurro che faceva gola a tutti e non era, così almeno si pensava, troppo indicata per un povero bhakta, ma la mia caparbietà, o se qualcuno preferisce:"il mio attaccamento", ebbe la meglio su tutti e così, come era giusto, misi la mia Volvo al servizio di Krsna accompagnando in giro per l'Italia Goura Krsna, un "ragazzo d'oro", così almeno dicevano all'epoca e fu allora che mi coniai il primo nome spirituale "Baktista" il bakta autista.
Ma il mio destino era comunque di starti in qualche modo vicino infatti, quando mi fu affidato il furgone della Radio, il mio incarico era di precederti chiedendo permessi nei vari Comuni per permetterti poi di organizzare con il tuo gruppo la manifestazione "il Festival dell'India" dove, oltre ad altri stands, c'era il tempio viaggiante e il furgone della Radio dal quale la sera facevo la "Diretta dal Festival dell'India".
Naturalmente eravamo spesso in contatto e quindi ci conoscemmo meglio e la mia ironia e le mie battutacce da "romanaccio" non erano più così difficili da accettare per un "torinesaccio" come te tanto che, alcune volte, ti cimentavi anche tu, sicuramente per farmi piacere, con alcuni giuochi di parole alla "Sevananda": Io, naturalmente, ne ero contento ma avevo troppo rispetto per la tua posizione di Sannyasi per permettermi di avere un atteggiamento troppo famigliare.
Durante quei Festival quando arrivava la sera il flusso della gente aumentava e così tutti erano più concentrati nel loro servizio e tu, in particolare, oltre ad avere un occhio su tutto, predicavi intensamente nel tempio viaggiante e quando alcune volte ti capitava di passare davanti al furgone durante la diretta scambiavamo alcune battute tra il serio e lo scherzoso.
Una delle cose più grandiose che vivemmo insieme fu quando andammo nei pressi di Torino dove c'era questa comunità che prendeva nome da una antica città egizia costruita sotto terra chiamata "Damanur" dove si esercitavano alcune arti divinatorie. Eravamo andati lì in quanto ci avevano invitato a partecipare ad una riunione dove c'erano, oltre a loro, vari gruppi e comunità tra cui: gli arancioni, gli scivaiti, ecc.. e restammo alcuni giorni, devo dire: trattati benissimo e con rispetto.
Loro parlavano di cose che per noi,a quei tempi, erano fuori da ogni nostra concezione. parlavano di come ci si doveva organizzare in questa era dell'acquario, di come dovevano essere costruite le case biologiche, cibi biologici ed altre cose sempre riferite al modo di vivere ed alla fine fecero anche una sfilata di moda di loro creazione e tu cosa facevi ? predicavi, ricordandogli quale è il fine della vita ed ogni volta che intervenivi qualcuno faceva stare tutti zitti dicendo che ti dovevano ascoltare in quanto eri una persona ispirata che portava un messaggio e non portasti solo un messaggio, ma un giorno ti offristi per cucinare il pranzo e facesti tutto da solo e quello che preparasti era così buono che tutti rimasero entusiasti ed io scoprii così un'altra tua qualità oltre alla modestia, eri bravissimo a cucinare , facesti un pranzo veramente in virtù con dei meravigliosi Jallebi per dolce.
Mentre tornavamo insieme con il furgone della radio ti dissi di una certa situazione nella quale si trovava mia moglie, Paratakurani, nell'espletare il suo servizio devozionale , ma tu non condividesti le mie preoccupazioni e mi rispondesti che Sundararupa aveva molti anni di esperienza nel servizio devozionale e che quindi se aveva sistemato le cose in quel modo voleva dire che andava bene così. Tu eri molto sottomesso e credevi molto nella così detta "autorità", però la Storia, dopo un po', diede ragione a me.

Eri così austero che un giorno, me lo ricordo bene e non posso fare a meno di sorridere, ritenendo che si buttava troppa roba da mangiare ti facesti cucinare la parte dei carciofi che di solito si scarta, mi dispiace di essermi dimenticato di chiederti com' era andata….bene eh?!
Un giorno andammo: te, io e…, non ricordo chi altro ancora, ma eravamo tre o al massimo quattro, alla villa a Casal Palocco ( Ostia - Roma ) di mio cugino Renato, detto da noi di famiglia "Giggi" e gli portammo la Shrikhand che, ancora oggi, la moglie di mio cugino ricorda molto bene ed ancora si vergogna di come i suoi figli ci si siano buttati sopra finendola in un attimo; dopo aver parlato un po', iniziasti a cantare il mantra Hare Krsna…. sul motivo quello classico, ma non facevi mai varianti e la cosa mi sembrava alquanto monotona e pensavo: "perché non fa le normali variazioni vocali che danno ancora più vitalità a questo canto e lo rendono sempre più piacevole ed attraente, perché ?!…", ma tu iniziasti e finisti così come avevi iniziato, sembrava volessi fissarlo con forza nella testa dei presenti.
Dopo qualche anno mio cugino morì e spero che quel canto così caparbiamente ripetuto lo abbia almeno sfiorato nel momento della sua dipartita; non avevo capito quello che stavi facendo e quindi ora mi scuso e ti ringrazio.
Quando finì "l'Era Gurudeva" ed alcune ferree certezze svanirono ti sentii dire che alcune persone non erano state propriamente trattate bene e tra queste c'ero anch'io ed aggiungesti che avevo avuto ragione in certi miei modi di dire e di fare.
Forse fu da allora o molto più probabilmente già da molto tempo prima che il nostro rapporto, che era stato simpatico e amichevole, diventò ancora più forte, tu mi trattavi sempre con grande affetto (un affetto che sinceramente non ho mai pensato di meritare) e quando ci vedevamo, ora che avevo a Roma una situazione indipendente (prima al tempio di Roma e poi nella mia casa di famiglia), mi venisti a trovare ed io ti preparavo dei pranzi dove non mancavano mai le scamorze fatte arrosto che a te e, naturalmente anche a me, piacevano moltissimo e parlavamo e ridevamo di tante cose come buoni amici, anche se tu per me eri sempre un Sannyasi anzi "il Sannyasi".
Poi tu partisti per andare in posti sempre lontani e ti fecero Maestro Spirituale ed infine seppi che tu avevi lasciato questa tua posizione ed eri tornato in Italia e ti vidi lì al Ratha-Yatra di Viareggio e poi la brutta notizia, ti telefonai e tu eri tutto allegro e forte e mi dicesti che avresti lottato; "mi facesti molto coraggio";ma poi sapemmo che non potevi fare alcuna operazione e che quindi, prima o poi, te ne saresti andato.
Decidemmo di andarti a trovare io e mia moglie Paratakurani, non potevo lasciarti andare senza rivederti e dopo un po' riuscimmo a trovare il tempo per raggiungerti.
Dayanidi ci aveva dato tutte le indicazioni necessarie su come arrivare presso la tua casa e su come dovevamo comportarci e che ti piaceva un gelato in particolare.
Io, da parte mia, tanto per non sbagliare, mi ero procurato delle belle e saporite scamorze, ma non sapevo se le avrei potute cucinare per te oppure semplicemente lasciartele.
Partimmo da Roma e arrivammo che erano all'incirca, credo, le ore 12:00 e, dopo aver acquistato il gelato di tuo gradimento, bussammo alla porta della tua casa e venne ad accoglierci la tua cara compagna e, dopo aver scambiato i convenevoli e qualche parola, prima di entrare nella tua stanza, gli lasciammo quello che avevamo portato per te.

Quando entrammo, tu eri sul letto quasi seduto, con la schiena e la testa abbastanza sollevate e ci facesti un bel sorriso e, dopo averti abbracciato, ci sedemmo accanto al letto: io vicino a te e mia moglie subito appresso e tu, mantenendo sempre quel tuo dolce sorriso, ascoltavi tutti i nostri "ti ricordi ?" ed ogni volta annuivi come un bambino goloso che conferma la bontà di ciò che sta mangiando: io non rammento se anche tu partecipasti a questa sagra del "ricordo" e neppure se dicesti qualcosa al riguardo, non so se ci hai riconosciuti e se davvero ricordavi quanto ti raccontavamo: forse fu solo l'incontro di 3 anime spirituali che si comunicavano la felicità di essere stati insieme e magari di essersi ritrovati in questa vita; poi entrò la tua brava compagna che ti diede il gelato che ti avevamo portato e mise sul letto un panno in cotone per evitare che si sporcassero le lenzuola e poi si allontanò lasciandoci di nuovo soli con te e tu, tutto contento, iniziasti a mangiarlo con vero piacere fino alla fine e fu allora che mi guardasti con un sorriso dolcissimo mostrandomi le tue mani tutte sporche di gelato così come il tuo viso; quel tuo sguardo lo ricordo molto bene e non credo che lo dimenticherò mai perché era così puro e nel contempo cosi compassionevole, furono pochi attimi ma alle volte il tempo più breve è più lungo di tanti anni inutili e fu così che io, preso il panno di cotone, iniziai a pulirti dapprima le mani e poi tutto il viso mentre tu mi guardavi soddisfatto.
Ero già in auto andando verso Roma quando compresi quello che tu avevi fatto per me: mi avevi dato l'opportunità di fare un piccolo servizio alla tua persona ed io ti ringrazio per questo e per tutto quello che hai significato nella mia vita.
Io non sono in grado di giudicare chi è un puro devoto, ma sono certo che non è una persona che fa di tutto per essere riconosciuto come tale; un puro devoto non è un cliché che si ripete sempre uguale; un puro devoto proprio perché puro fa trasparire la sua vera personalità che è solo sua.
Io sono certo che tu sei un puro devoto al punto che se nella prossima vita Krsna vorrà concedermi di poter proseguire il mio cammino nella vita spirituale chiedo cortesemente che invece di un qualsiasi altro puro devoto, mi faccia incontrare te e ponendomi ai tuoi piedi di loto vorrei dirti:"Prabhu, io nella vita precedente forse sono stato troppo famigliare con te o forse ti ho cucinato troppe scamorze, ma ti prego comunque di aiutami a tornare insieme a te dal nostro vero papà, dal nostro più caro e fraterno amico."

Con tutto il cuore, Sevananda das