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Carissimi devoti tutti, accettate i miei più sinceri omaggi. Tutte le glorie a Srila Prabhupada. Somaka Prabhu. Grande anima! Caro devoto e rifugio di tanti ragazzi che, come me, in quegli anni difficili, 1978/79 cercavano un ideale, un senso da dare alla propria vita... speranza.
Quella primavera, ebbi modo di ricevere in prestito una Bhagavad Gita da un mio amico. Non conoscevo i devoti, ma fui immediatamente attratto dal quell'originale libro. Ne cominciai la lettura con passione... ed ebbi la chiara sensazione che ciò che leggevo, mi apparteneva già. Quando poi arrivai al fatidico versetto "Lascia ogni forma di religione e abbandonati a Me..." mi ritrovai con le lacrime agli occhi: la Gita, e le parole del nostro amato Prabhupada, avevano colpito al cuore, superato ogni mia resistenza egoica. Dopo qualche giorno, smisi allora di mangiare carne. Rilessi d'un fiato tutta la Gita e, dopo qualche settimana, decisi di telefonare al Tempio di Roma, quello in viale Ardeatina. Desideravo fortemente conoscere i devoti.
- "Pronto"... - "Hare Krishna!"
Era la voce di Somaka Prabhu! Era proprio lui. Mi colpì tantissimo il suo modo di pronunciare i Nomi trascendentali del Signore: li pronunciava con una cadenza secca, con forza, purezza: ricordate? Ero emozionatissimo.
- "Are Krsna" risposi, "ho letto la Bhagavad Gita e... vorrei diventare un devoto. - "Bene" mi disse, "sei mai venuto al Tempio?" - "no", gli risposi, "non ho mai visto i devoti, ma sento che è la cosa giusta da fare"... - "Vieni domenica allora, c'è una bellissima festa con banchetto vegetariano"... "Canti il Maha-mantra? sei vegetariano?" - "Si ho cominciato a recitare il grande Mantra e, vegetariano, lo sono appena diventato"... - "Bene, ti aspetto domenica, allora. Hare Krishna!".
Fui lettralmente folgorato dalla voce di quel Devoto, che, effettivamente incontrai poi quella domenica, e che si prese poi anche cura di me per tutta la giornata. Fu sempre lui che chiese per me al Pujari il primo straordinario piatto di Mahaprasada, e che mi rispose infine con grande chiarezza, su alcuni punti della filosofia vaisnava che non mi erano chiari... Divenni devoto a tempo pieno dopo qualche mese, Somaka Prabhu mi chiedeva sempre come stavo, se avevo qualche problema di sorta... Poi, col tempo, la nostra relazione divenne un po' più confidenziale: quando eravamo a Villa Vrindavana, amava prendermi in giro parlandomi con l'accento napoletano... Ué Adi-li! iàmme a ballà coi Santi Nomi a'tarantella nel Tempio, ià!!! Piglia 'a Mridanga...
Somaka Prabhu non solo diede inizio alla mia vita spirituale. Quando arrivarono i problemi, quando mi fu disgraziatamente impossibile dialogare con i responsabili dello Yatra italiano dell'epoca, mi rimase... solo lui: Somaka Swami, che nel frattempo, aveva appunto accettato sannyasa. Mi consolò e aiutò tantissimo in quei giorni bui e difficili. Era sempre dalla parte dei devoti "semplici", lui; e mal digeriva le idiosincrasie talvolta deliranti che, di tanto in tanto, facevano caporetto ai vertici dirigenziali dell'epoca.
L'ultima volta che ebbi l'onore di averlo ospite nella mia casa, imbandimmo, per il Prasadam, la tavola da pranzo con le migliori tovaglie e posateria che c'erano in casa. Era affettuoso e misericordioso con noi. E noi lo amavamo e rispettavamo. Lui era vero, sincero. Un grande Vaisnava che, il Signore Krishna, ha chiamato a sé anzitempo...
Ma questa è un'altra storia... e la lascio raccontare a Voi.
Hare Krishna, Somaka Maharaja!
Tuo eterno servitore, Adi lila das |